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Analisi del testo TANTO GENTILE E TANTO ONESTA PARE
“Tanto gentile e tanto onesta pare”
di “Dante Alighieri”
Tanto gentile e tanto onesta pare
la donna mia quand'ella altrui saluta,
ch'ogne lingua deven tremando muta,
e li occhi no l'ardiscon di guardare.
Ella si va sentendosi laudare,
benignamente d'umiltà vestuta;
e par che sia una cosa venuta
da cielo in terra a miracol mostrare.
Mostrasi sì piacente a chi la mira,
che dà per li occhi una dolcezza al core,
che 'ntender no la può chi no la prova:
e par che da le sue labbia si mova
uno spirito soave pien d'amore,
che va dicendo a l'anima: Sospira.
ANALISI DEL TESTO...
1Prima decodifica:
Questo intensissimo sonetto di Dante Alighieri proviene dall'opera “Vita Nuova”. Composta probabilmente tra la fine del 1293 e i primi mesi del 1294, la “Vita Nuova” si compone di 31 poesie, accompagnate da 42 capitoli in prosa. La trama narrativa è caratterizzata dall'esperienza mistica con Beatrice. Il titolo dell'opera indica appunto la vita rinnovata dall'incontro con questa donna mistica, il profondo mutamento interiore seguito all'incontro.
Il sonetto risulta incentrato sull'apparizione della donna-angelo-che-salva, Beatrice. Ella appare come una visione miracolosa che richiama la presenza del divino tra gli uomini, è quindi “Figura Christi”.
Caratteristiche principali:
Prima quartina:
Il saluto e le reazioni stupefatte degli astanti. L'incapacità di esprimere le sensazioni. Il pudore dei presenti impedisce anche solo di levare lo sguardo. E' rispetto quasi religioso.
Seconda quartina:
La lode poetica e la sua purezza e umiltà che invitano ad un'alta spiritualità. Beatrice appare come una visione miracolosa che quasi miracolosamente richiama la presenza del divino tra gli uomini.
Prima e seconda terzina:
La sua bellezza è evidente e provoca una indicibile dolcezza nell'animo attraverso il suo sguardo. La sua presenza si lega ad una sensazione quasi trascendente che invita l'animo a sospirare estatico.
2Livello metrico:
Il sonetto, naturalmente composto da due quartine e due terzine, presenta lo schema a rima incrociata nelle quartine e alternata nelle terzine. Ecco il relativo specchietto:
Tanto gentile e tanto onesta pare A
la donna mia quand'ella altrui saluta, B
ch'ogne lingua deven tremando muta, A
e li occhi no l'ardiscon di guardare. A
Ella si va sentendosi laudare, A
benignamente d'umiltà vestuta; B
e par che sia una cosa venuta A
da cielo in terra a miracol mostrare. B
Mostrasi sì piacente a chi la mira, C
che dà per li occhi una dolcezza al core, D
che 'ntender no la può chi no la prova: E
e par che da le sue labbia si mova E
uno spirito soave pien d'amore, D
che va dicendo a l'anima: Sospira. C
Da notare la netta prevalenza verbale delle parole in rima, in posizione strategica e quindi privilegiata (pare/saluta, guardare/laudare/mostrare, mira/prova/si mova/sospira).
Si nota una perfetta equivalenza tra A-maiore e A-minore. La prima quartina, ad esempio, segna la prevalenza dell' A-minore (“Tanto gentile // e tanto onesta pare”; “la donna mia // quand'ella altrui saluta”). Nella prima terzina, invece, si assiste alla prevalenza dell' A-maiore: “Mostrasi sì piacente // a chi la mira”; “che dà per li occhi // una dolcezza al core”.
Il testo presenta alcuni enjambements; in due casi (vv. 1-2, 12-13) la fine del verso separa il verbo dal soggetto posposto (con effetto di rallentamento del ritmo); ai vv. 7-8 l’enjambement divide invece il verbo dal complemento di moto da luogo.
3.Livello fonico:
A livello timbrico si nota la presenza di timbri aperti soprattutto nelle parole-chiave, colpite da ictus o accento forte: gentile, onesta, pare, donna. Rilevante la presenza della vocale più aperta -a: “che va dicendo all'anima: Sospira”. Importante anche la presenza di allitterazioni che contribuiscono a realizzare una tessitura musicale in chiave dichiaratamente onomatopeica.
Da notare, inoltre, la cobla capfinida in “mostrare./Mostrasi” che collega, a livello di significante, le prime due quartine alla prima terzina. Si osservi la toblermostafia in “Mostrasi”.
4.Livello sintattico:
La costruzione sintattica del sonetto è piuttosto lineare, in obbedienza ai dettami dello stile “dolce” che rifugge dai costrutti artificiosi e difficili. La frequenza della congiunzione coordinante «e» in posizione iniziale di verso (vv. 4, 7, 12) determina un effetto di accumulazione che conferisce al testo il ritmo lento tipico della contemplazione estatica. Ma il testo affida molti dei suoi effetti all’uso delle proposizioni consecutive. Nella prima quartina sono presenti due di queste proposizioni tra loro coordinate («ch’ogne lingua deven tremando muta / e li occhi no l’ardiscon di guardare, vv. 3-4), anticipate nel primo verso dall’avverbio «tanto», anch’esso ripetuto due volte. Altre due consecutive, stavolta subordinate l’una all’altra, si incontrano ai v. 10-11: la prima di esse («che dà per li occhi una dolcezza al core», v. 10) è subordinata di primo grado ed è anticipata da un avverbio nella principale («sì», v. 9); la seconda invece è subordinata di secondo grado (dipende cioè dalla prima consecutiva) e non viene anticipata da avverbi, tanto da poter essere a prima vista scambiata con un’espansione relativa del sostantivo «dolcezza».
La frequenza delle proposizioni consecutive e la loro posizione strategica (all’inizio della prima quartina e all’inizio della prima terzina) non sembrano causali. Secondo Francesco Agostini, l’uso delle consecutive rappresenta «uno stilema avente un preciso valore funzionale. Il sentimento d’amore, concepito come qualcosa di per sé ineffabile, non viene espresso in forma diretta ma soltanto attraverso l’analisi di alcune reazioni che esso provoca nel “cor gentile” 2».
A cura di
Di Battista Cecilia, Nazzaro Stefania & De Vincentis Stefano
classe 3f, Liceo Scientifico G.Galilei, Pescara
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cecilia90 - 10/10/06 - 04:37 pm
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