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SPESSO IL MALE DI VIVERE 3f

SPESSO IL MALE DI VIVERE

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.

Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.


GUIDA ALL'ANALISI


1. PRIMA DECODIFICA


La prima decodifica non presenta particolari difficoltà, visto che l’intenso testo montaliano si presenta, a prima vista, caratterizzato da cordiale colloquialità.
L’io-lirico montaliano “detta” la sua amara “filosofia”: la vita è un incontro sistematico (si badi all’avverbio iniziale “spesso”) col male,che viene identificato in tre correlativi oggettivi di forte pregnanza semantica:
a) “il rivo strozzato che gorgoglia”, con chiaro riferimento alle difficoltà dell’esistenza costretta a un penoso gorgoglio;
b) “l’incartocciarsi della foglia”, che abbina, leopardianamente (si pensi alla ginestra), alla gentilezza della foglia = uomo la crudele violenza dell’esistenza: il prefisso in-, più raro della forma comune (accartocciarsi), esprime con più forza l’idea del doloroso ripiegamento;
c) “il cavallo stramazzato”, che chiude in climax o gradatio l’elenco dei correlativi oggettivi, con un significato di profonda e irrimediabile violenza, determinata dal verbo, in participio, “stramazzato”.


Di contro i simboli del Bene sono visti in maniera nettamente meno pronunciata e si identificano con:

a) “la divina Indifferenza”, con la maiuscola che riferisce questo stato di grazia, peraltro precario, a una dimensione divina, non umana;
b) “la statua nella sonnolenza del meriggio”,che implica uno stato di atonia, di disarmonia spirituale;
c) “la nuvola e il falco” che si libra nel cielo, con riferimento appunto a una dimensione spaziale che sovrasta quella esistenziale dell’individuo.

2. SCANSIONE IN SEQUENZE

Il testo montaliano si presenta dotato di una struttura fortemente coesa: già dal livello iconico il lettore è portato a rispettare la punteggiatura forte che isola la prima lassa (o quartina) col punto fermo.
La prima quartina costituisce quindi il primo tempo o ouverture del testo e si caratterizza come struttura “chiusa”, dedicata, al livello semantico, all’esplicitazione del Male, anzi dei mala mundi.
La seconda quartina, proprio perché identica alla prima nella struttura metrica, si presenta come secondo tempo o sequenza del testo montaliano ed è dedicata al Bene. Vi è in realtà una differenza: l’ultimo verso è doppio, è ipermetro rispetto a tutti gli altri: un fenomeno che dovremo spiegare,
ne deriva una scansione di questo genere (la linea tratteggiata rappresenta la divisone in sequenze):

Spesso il male di vivere ho incontrato:
era il rivo strozzato che gorgoglia,
era l’incartocciarsi della foglia
riarsa, era il cavallo stramazzato.
--------------------------------------
Bene non seppi, fuori del prodigio
che schiude la divina Indifferenza:
era la statua nella sonnolenza
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.



3. IL LIVELLO METRICO

Il testo si presenta come strofe di quattro versi (quartine) di endecasillabi, tranne, come si è già visto, l’ultimo verso che è un settenario doppio (il primo dei quali è sdrucciolo, nùvola). Ne deriva quindi la seguente scansione:

Spesso U il male di vivere U ho U incontrato:
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

era U il rivo strozzato che gorgoglia,
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

era l’incartocciarsi della foglia
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

riarsa, era U il cavallo stramazzato.
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11



Bene non seppi, fuori del prodigio
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

che schiude la divina U Indifferenza:
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

era la statua nella sonnolenza
1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11

del meriggio,U e la nuvola, e U il falco U alto levato.
1 2 3 4 5 6 7 8 1 2 3 4 5 6 7


Adesso accertiamo la natura dell’ ictus:

Spèsso il màle di vìvere ho incontràto:
1 3 6 8 10

èra il rìvo strozzàto che gorgòglia,
1 3 6 10

èra l’incartocciàrsi dèlla fòglia
1 3 6 8 10

riàrsa, èra il cavàllo stràmazzàto.
1 3 6 8 10

Bène non sèppi, fuòri del prodìgio
1 4 6 10

che schiùde la divìna Indìfferènza:
2 6 8 10

èra la stàtua nèlla sònnolènza
1 4 6 8 10

del merìggio, e la nùvola, e il fàlco àlto levàto.
3 6 2 3 6

o anche, in maniera graficamente più incisiva:

Spesso il male di vivere ho incontrato:
+ - + - - + - + - + -
era il rivo strozzato che gorgoglia,
+ - + - - + - - - + -
era l’incartocciarsi della foglia
+ - + - - + - + - + -
riarsa, era il cavallo stramazzato.
+ - + - - + - + - + -
Bene non seppi, fuori del prodigio
+ - - + - + - - - + -
che schiude la divina Indifferenza:
- + - - - + - + - + -
era la statua nella sonnolenza
+ - - + - + - + - + -
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.
- - + - - + - - - + + - - + -






Dagli schemi emergono tre “leggi” costitutive:

A le parole semanticamente più connotate sono colpite da accenti forti: male, bene. Indifferenza;

B gli ictus privilegiano anche i connettivi circostanziali, come spesso, ma anche verbi con forte valenza semantica (incontrato, gorgoglia, incartocciarsi, schiude);

C si rileva la dominanza di un sistema di accenti basato su un incipit spondaico ( + -), come si evince dai versi 1,2,3,4,5,7. Tale ritmo è funzionale al tono fortemente assertivo dell’io-lirico montaliano. Le uniche eccezioni sono rappresentate dai versi 6 e 8 che si configurano, rispettivamente, come giambico (- +) e anapestico (- - +).
Per quel che riguarda l’ultimo verso va considerato che i due settenari che lo compongono sono accomunati da una struttura metrico-ritmica analoga, che risulta per il primo anapestica (con accento di terza) e per il secondo giambica (accento di seconda).

Adesso analizziamo il sistema delle cesure, A-maiore e A-minore:

Spesso il male di vivere ho incontrato: A-maiore
era il rivo strozzato che gorgoglia, A-maiore
era l’incartocciarsi della foglia A-maiore
riarsa, era il cavallo stramazzato. A-maiore

Bene non seppi, fuori del prodigio A-minore
che schiude la divina Indifferenza: A-minore
era la statua nella sonnolenza A-minore
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato.

Tranne l’ultimo verso, che è “irregolare” a livello metrico, si nota una perfetta alternanza tra A-maiore e A-minore: la prima quartina e in A-maiore, la seconda in A-minore. Il ritmo indotto è quindi “ascendente”, fluido nella rpima, più contratto nella seconda.









4. IL SISTEMA DELLE RIME

Il sistema delle rime prevede rima incrociata (ABBA) nella prima quartina; ecco il relativo specchietto:

Spesso il male di vivere ho incontrato: A
era il rivo strozzato che gorgoglia, B
era l’incartocciarsi della foglia B
riarsa, era il cavallo stramazzato. A

Bene non seppi, fuori del prodigio C
che schiude la divina Indifferenza: D
era la statua nella sonnolenza D
del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato. A

Nella seconda quartina il sistema più irregolare (CDDA): in realtà C presente come assonanza (prodigio/meriggio), mentre A chiude in perfetta struttura circolare il testo (incontrato/levato).
Il sistema delle rime prevede inoltre:

v.1 ho incontrato: verbo
v.2 gorgoglia: verbo
v.3 foglia: sostantivo
v.4 stramazzato: verbo (participio)
v.5 prodigio: sostantivo
v.6 Indifferenza: sostantivo
v.7 sonnolenza: sostantivo
v.8 levato: verbo

nella prima quartina le parole in rima sono verbi 8tranne che nel v.3, la “foglia”, peraltro accartocciata).a sottolineare l’ineludibilità degli eventi che coinvolgono la vita umana; nella seconda quartina prevalgono i sostantivi, quasi a indicare la prevalenza del bene sul male-evento.








Si nota comunque una struttura perfettamente equivalente ma speculare:

3+1, 3+1


Nella prima quartina ci sono tre verbi + un sostantivo:

ho incontrato/ gorgoglia/ stramazzato + foglia

Nella seconda tre sostantivi + un verbo:

prodigio/ Indifferenza/ sonnolenza + levato

Da notare, inoltre, in “supplemento” di rima tra incontrato (v.1) e strozzato (v.2), dopo il quale cade la cesura che quindi realizza una rimalmezzo.

5. IL LIVELLO FONICO

Una prima annotazione,che riveste carattere funzionale o meglio sematico,riguarda la ricca presenza di fenomeni raddoppiati o geminati del tipo: spesso,strozzato,incartocciarsi,cavallo,stramazzato .Questa geniminazione allude certamente alla presenza ineludibile dei mala mundi: la vita dell’uomo è connotato come sforzo,fatica,pena esistenziale.

Vocalismo. La seconda annotazione riguarda il sistema vocalico:

v. 1 e o/i a e i i e e o/i o a o
v. 2 e a/e e o o a o e o o ia
v. 3 e a a a o ia i e o ia
v. 4 ia a a e a/i a a o a a a o
v. 5 e e o e i uo i e o i io
v. 6 e iu e a i i ai i e e a
v. 7 e a a a ua e a o o o e a
v. 8 e e i io e a u o a/e a o/a e a o

Dallo schema emerge che la sostanza fonica ubbidisce a quel controllo che è tipico di Montale: mancano suoni decisamente cupi e al contratio si afferma un timbro <> che privilegia vocali <> (la /a/ , come avviene momenti più intensi o problematici si nota un incupirsi del timbro vocalico (v. 6,i,i,ai). La semantinazzione di questo fenomeno si riferisce al tono <>, di tipo leopardiano, che l’io-lirico usa, in relazione a una vigorosa e serena accettazione del proprio destino che esclude qualsiasi dimensione di lamento e quindi un vocalismo appunto medio.

Il significante. Per quanto riguarda il significante a evidenziata la diffusa presenza di suoni <>,dissonanti, funzionali all’espressione della tormentata esperienza umana dell’io-lirico: ad esempio si nota la ricorrenza di sibilante (/s/ , /z/), vibrante (/r/ e dentale (/t/), in forte allitterazione. Proponiamo la relativa esemplificazione:

A per le sibilanti: SpeSSo, riarSa,Stramazzato,Seppi,Schiude,Statua,Sonnolenza;

B per vibrante e dentale: eRa il Rivo sTRozatto, eRa l’incaRTOcciaRsi, RiaRSa,eRa, sTRamazzaTo.

Da notare anche le assonanze (merIggIo/prodIgIo,fAlco Alto levAto) e le paronomasie (incontrato/stramazzato).

La disseminazione del significante. Ricca,inoltre, risulta la siddeminazione di gruppi fonici come /AR/ anche in forma metatetica,cioè rovesciata (/RA/), ma anche di /OR/. Per il gruppo /AR : riARsa e, in forma metatetica: stRAmazzato, eRA (in tre forme); per il gruppo /RO/ e /OR/: stROzzato, pROdigio , gORgoglia.


6.IL LIVELLO MORFOSINTATTICO

Nella tessitura lessicale spiccano le parole-chiave della sentita lirica montaliana:il male di vivere e la divina Indifferenza.
Prevalgono voci bisillabiche (scandite in tono fortemente assertivo), certamente funzionali al tono <> dell’enunciazione:

spesso (v.1), male (v.1), era (vv. 2,3,7),rivo (v.2),foglia (v.3 per sineresi),riarsa (v.4,per sineresi),bene (v.5) (v.5),seppi (v.5),schiude (v.6),statua (v.7), falco (v.8), alto (v.8).

e trisillabiche:

vivere (v.1), strozzato (v.2), gorgoglia (v.2), cavallo (v.4), prodiglio (v.5), divina (v.6), meriggio (v.8), nuvola (v.8)

Ridotti sono invece i quadrisillabi: incontrato (v.1), sonnolenza (v.7) e i pentasilllabi: incartocciarsi (v.4) e Indifferenza (v.6).
Le paroles sono raggruppabili in due grandi categorie:

A voci del lessico quotidiano;

B voci del lessico <>.
Per le prime si nota facilmente che non è un caso se i correlativi oggettivi esprimano riferimenti al mondo della realtà:

1 rivo strozzato: l’aggettivazione connota l’idea di soffocamento proprio perché implic
a una notazione semantica antropomorfica;

2 gorgoglia: anche in gorgoglia (parola fortemente onomatopeica) vi è l’implicazione se
mantica del lamento di una persona;

3 foglia riarsa: ancora una voce onomatopeica (incartocciarsi) con il correlativo oggett
ivo che esplicita il campo semantico dell’<>,della consunzione operata dai mal
a mundi

Per le seconde si evince con chiarezza che:

1 male di vivere è sintagma ormai classico che unisce in maniera indissolubile l’esistenz
a al male;

2 la diva Indifferenza è l’<>, la presa di distanza dalle emozioni superfici
ali.l’<> si espande come leit-motiv nella statua insensibile nel sonnolent
o meriggio, nella lontana nuvola e nel falco che si staglia alto nel cielo: sono simboli fi
losofici che espirmono una perplessa ricerca di allontanamento dal mondo del male.

Se dal livello della selezione (paradigmatico) passiamo a quello della combinazione (sintagmatico) assistiamo, a riprova della coerentissima e controllatissima ispirazione dell’io-lirico, alla ripresentazione degli stessi fenomeni: si vuole cioè sostenere che i fenomeni gia rilevati a livello isotopico riguardano le parole-chiave già evidenziata agli altri livelli.
Ad esempio <> posto in posizione centrale nel primo verso indica appunto la centralità o ineludibilità della presenza del male nel mondo,mentre l’inarcatura o meglio il rejet (<>) isola nell’incipit, in posizione altrettanto strategica, il participio connotandone i riflessi devastanti sull’esperienza umana.
Le stesse anastrofi corrispondono a questa precisa funzionalità, a partire da quella del primo verso (<>), nella quale <> è avverbio di tempo che si riferisce all’interatività della condizione umana: è <> leopardiana dal celebre Infinito che si apre con un altro avverbio <>, che possiede un analogo tessuto fonico (in/ e/ ed / o/) e ne ripresenta la stessa quantità prosodica (sono entrambi bisillabi), oltre a un’omologa accentuazione:

Sempre caro mi fu quest’ermo colle
+ - + - - + - + - + -
Spesso il male di vivere ho incontrato
+ - + - - + - + - + -

La funzione di questa prima anastrofe è quella di connotare il sintagma fondamentale,il male di vivere,posto in posizione centrale e, quindi,strategicamente rilevante.
L’anastrofe del verso 5 (<>) propone,in posizione sempre strategica, la parola-chiave <> (che va intesa come sostantivo), mentre in posizione catastrofica, alla fine del periodo,come a segnalarne il peso semantico,è collocata la <> (altro celebre sintagma). Del resto un effetto di calcolata struttura compositiva si rileva anche dalle serie anaforiche:le quartine sono costruite con un verbo iniziale che indica l’esperienza positiva (e anche questo è un <> evidente, come a dire che il male precede sempre un bene sfuggente), seguito da <> relative,costruite in maniera perifrastica (del tipo era + soggetto).
Ad esempio nulla prima quartina l’esperienza è quella dell’incontro con il Male (<>)mentre le successive espansioni sono tradotte nei correlativi oggettivi (era + rivo; era + l’incartocciarsi, era + cavallo).
Ugualmente la seconda quartina è incentrata sull’esperienza problematica del Bene,espressa, non a caso, in forma di litote (<>), e si espande,rispettando il ritmo ternario della prima quartina, in tre correlativi oggettivi (era + statua,era + nuvola, era + falco).

La struttura sintattica. Prevale la coordinazione sulla subordinazione, rilevabile dalla struttura sintattica delle due quartine.


A Prima quartina:

v.1 enunziato principale (<>)
v.2 principale + relativa (<> + <>)
v.3 principale (<>)
v.4 principale relativa (<>)

B Seconda quartina:

v.5 enunciato principale + eccettuativa (<> + <>)
v.6 relativa (<>)
v.7 enunciato principale (<>)
v.8 enunciato principale (in polisindeto): << e la nuvola,e il falco>>


La struttura sintattica,funzionale al conciso e fortemente assertivo tono montaliano, può essere rappresentata anche graficamente:












L’enjambement. Gli enjambements sono presenti in tre casi: si va da quelli <> tra il v.5 e il v.6 (<>)e tra il v.7 e il v.8 (<< sonnolenza / del>>), addolciti rispettivamente dal connettivo relativo (che) e dal nesso di specificazione (del), a quello <> tra il v.3 e il v.4, il quale configura un vero e proprio rejet che isola, in posizione strategicamente rilevata, il <>, che allude al sema o motivo della vita-consunzione.
Si propone la relativa esemplificazione:

v.5 Bene non seppi, fuori del prodigio /
v.6 che schiude la divina Indifferenza

v.7 era la statua nella sonnolenza/
v.8 del meriggio, e la nuvola, e il falco alto levato


Le inarcature della seconda quartina nono sono fortissime,quasi a <> la cesura operata:infatti la prima è <> dal connettivo relativo che,la seconda dal connettivo di specificazione (<>).
Il rejet:

v.3 era l’incartocciarsi della foglia/
v.4 riarsa,era il cavallo stramazzato

isola il <>,connotandone, tramite la posizione isolata, la pregnanza semantica(la vita come <>).



7. IL LIVELLO SEMANTICO

Il testo montaliano è costituito sulla dicotomia Male vs Bene.
La prima quartina è incardinata su correlativi oggettivi accomunati dal sema o isotopia della negazione-privazione:il male è ineludibile negatività che impedisce,di fatto, alla vita di manifestarsi appieno, la morte è implicita nell’esistenza. Ne deriva l’equivalenza

Vita= Morte

Tradotta nei motivi dell’impedimento (<>), dell’inaridimento (la foglia che si accartoccia,si ripiega dolorosamente su se stessa) e della fine improvvisa e violenta (<>).
La dicotomia + resa evidente dalla funzione dei tre corrispondenti correlativi oggettivi del Bene:la sonnolenza della statua, che sta per torpore, insensibilità, la nuvola nella sua altezza e leggerezza, e il falco nella sua solitudine che configura, nel complesso , il tema dell’allontanamento dalla vita.
la dicotomia si espande anche in un’opposizione di tipo spaziale e si traduce nella formula basso vs alto. Infatti i primi tre correlativi sono tutti riferibili al basso, all’esperienza esistenziale: + il motivo dell’ineludibile accettazione della drammaticità dell’esperienza umana, del contatto <> con i mala mundi, con gli eventi che trasformano la vita in male. Nella seconda quartina, al contrario, prevale il motivo dell’ascesa,del distacco :tutti e tre i correlativi sono accomunati dall’idea del << movimento>> verso l’alto.
Esemplare, in questo contesto, la rima levato del v.8, che indica un movimento, dal basso verso l’alto ed + antitetica rispetto a quella dell’ultimo verso della strofa precedente, stramazzato che indica un movimento dall’alto verso il basso:








Il <> (che è di ascendenza leopardiana,come risulta da un famoso passo dello Zibaldone, 4174-76 sulla suffrance :<>, che si apre con <>) si oppone quindi alla <>: il primo sta per senso di scacco, inadeguatezza, amara coscienza del carattere, per cosi dire, istituzionale dell’esistenza vista come malattia. La seconda spinge,ancora leopardianamente, l’uomo a resistere ai colpi della misera sorte riservata a tutta l’umanità.

I correlativi oggettivi, montale rielabora, in maniera molto personale, lo strumento espressivo del correlativo oggettivo.dice il poeta T.S.Eliot che <>, e cioe una serie di oggettim una situazione o una catena di eventi, che sarà la formula di quella emozione particolare.
Montale in questo testo privilegia oggetti colti nella loro quotidiana concretezza ma che trascendono la loro materialità fisica e si pongono come <> di una dimensione metafisica.
I correlativi oggettivi costituiscono un universo portico, un <> nel quale tutti ritroviamo la nostra drammatica situazione esistenziale, poiché essi sono si quotidiani ma anche al di fuori dello spazio e del tempo.

Lo spazio. Lo spazio della lirica è ceramente individuabile in una sofferta dimensione quotidiana,testimoniata dalla presenza di <>trattati appunto dall’esperienza di vita e dai verbi in prima persona. E’ anche vero,però, che da questo spazio datato,perchè riferibile all’esperienza diretta dell’io-lirico, si passa a una dimensione esistenziale,valida per ogni luogo e tempo.

Il tempo. Il tempo verbale tipico della lirica montaliana si individua nell’imperfetto, che nella sua costituzionale iteratività allude a una dimensione esistenziale: di cui la serie anaforica degli imperfetti,costruita,come si è già detto,col verbo <> (<>).
Da notare,inoltre,la presenza del passato prossimo (<>), che ha la funzione, importantissima, di classificare l’accorato testo montaliano come amaro <> di una dolorosa esistenza: nella sua valenza durativa esprime il concetto, tipo in Montale, della vita che lascia tracce indelebili, della vita che consuma (gli uomini ridotti a <>).
Il perfetto <>,infine, rientra alla perfezione in questo sistema temporale in quanto ha in quanto ha certamente valore di esperienza acquisita: l’io-lirico ha saputo e quindi <> ora l’amara verità della propria situazione umana.
È inoltre chiaro il tempo dell’enunciazione il testo fa parte della prima raccolta montaliana, Ossi di seppia, e quindi è anteriore certamente all’interno dell’amara <> della disarmonia e dell’inadeguatezza che rappresentano le isotopie o temi portanti della prima raccolta montaliana.

Le isotopie o temi. Il tempo dell’<> diventa metafisico-esistenziale in quanto i motivi di fondo o isotopie che lo percorrono si riferiscono si a una dimensione concretamente storica, ma anche a una dimensione largamente esistenziale: infatti affrontano la situazione di crisi dell’uomo che vive nella società contemporanea, ma la proiettano in una prospettiva più universale, proprio perché si riferiscono, leopardianamente, alla condizione dell’esistenza in sé considerata.
Certo l’io-lirico parla in prima persona (<>,<< Bene non seppi>>) ma è chiaro che la sua esperienza diventa generale, estensibile a tutta l’ umanità: il male di vivere è un dato collettivo, ineliminabile della condizione umana.
Questa accettazione di una situazione immodificabile presenta forti connotati di tipo etico :l’uomo deve, leopardianamente , prendere atto di questa drammatica situazione e affrontare con coraggio l’esperienza del male. L’atteggiamento da adottare consiste nella <> e cioè nella presa di stacco, nel non lasciarsi coinvolgere superficialmente nei ritmi alienanti della vita, ma nel conservare un proprio distacco metodico il solo che possa consentire all0uomo di superare le miserie dei mala mundi e di volgere lo sguardo verso l’alto alla ricerca di valori positivi: ma nel mondo laico di Montale la sola speranza è quella di una vita solitaria, spesa nell’ansiosa ricerca del<>m della salvezza difficile da conseguire.
I temi fondamentali della lirica possono quindi essere cosi invidiati:
1. il male di vivere come progressivo <> di risorse vitali, come dissonanza e rovesciamento: acqua libera, foglia verde e cavallo vivo e forte si trasformano in penoso gorgoglio , in foglia accartocciata e inaridita nel deserto dell’esistenza e nel cavallo che precipita improvvisamente a terra (il <> improvviso della sorte>>);
2. su può solo scampare al male, che rappresenta la condizione <> dell’esistenza;
3. l’unica alternativa alla sofferenza è una posizione <> di distacco e di inferenza, il rifiuto di lasciarsi coinvolgere sentimentalmente nella pena esistenziale.



FIGURE E ISOTOPIE

Il testo poetico è caratterizzato da un uso generalizzato, istituzionale di figure retoriche, che, al di là della loro singola finzion3, mirano tutte a realizzare la distanza della lingua d’uso. Come definizione la figura retorica è una forma espressiva tipica della poesia e consiste nella “distanza” o scarto tra segno linguistico e senso: è lo spazio interno al linguaggio.
La distinzione più canonica suddivide le figure retoriche in :

A) figure di posizione, che alterano la successione dell’ordine delle parole poetiche rispetto all’ordine normale (quello usato nella lingua quotidiana); nel linguaggio poetico si dirà:

Spesso il male di vivere ho incontrato (Montale)

e non: Ho incontrato spesso il male di vivere;

B) figure di suono, che sfruttano appieno le risorse del significante, creando suggestivi echi musicali, come nel verso seguente:

come il fruscio che fan le foglie (D’Annunzio)

che “connota” il fonema /f/;

C) figure di significato, che configurano uno “slittamento” di significato, alterando il normale valore semantico di una parola o di un sintagma (cioè un’unità di significazione,del tipo “il male di vivere”). Il poeta per significare “mare” si esprime ad esempio così:

il regno ampio dei venti (Foscolo, Dei Sepolcri)

con la suggestiva metafora che produce un surplus di significato.

Le figure retoriche, quindi, corrispondono a esigenze non puramente esornative, di abbellimento ma, al contrario, funzionali, proprio perché fondano la struttura del linguaggio poetico.
Ma vi è di più: nel testo poetico le figure in quanto tali non sono isolate ma fanno parte di un sistema; il testo poetico, cioè, è intessuto di isotopie, che consistono nella ricorrenza di uno stesso fenomeno figurale.
L’isotopia può essere grammaticale (ad esempio i due gerundi sedendo e mirando dell’ Infinito di Leopardi) o lessicale, riferita cioè alla scelta di voci attinenti allo stesso dominio semantico (nel sonetto foscoliano A Zacinto, ad esempio, sponde, acque, onde, mar, Venere, feconde sono riferibili al dominio semantico della vita e sono opposte a illacrimata sepoltura, attinente al dominio della morte, della regressione nel grembo materno), ma può essere anche espressa al livello fonico (tramite i fenomeni o figure di suono, come l’allitterazione).

COME SI INDIVIDUA LA PAROLA-CHIAVE

La parola-chiave è collocata in posizione di rilievo e “riassume”, racchiude il significato profondo del messaggio poetico. Può essere posta ad esempio nel titolo, oppure nell’incipit (nel primo verso) o anche in posizione finale. Facciamo un esempio significativo relativo a un celebre sonetto foscoliano, Alla sera:

Forse perché della fatal quiete
tu sei l'immago a me sì cara vieni
o Sera! E quando ti corteggian liete
le nubi estive e i zeffiri sereni,

e quando dal nevoso aere inquiete
tenebre e lunghe all'universo meni
sempre scendi invocata, e le secrete
vie del mio cor soavemente tieni.

Vagar mi fai co' miei pensieri su l'orme
che vanno al nulla eterno; e intanto fugge
questo reo tempo, e van con lui le torme

delle cure onde meco egli si strugge;
e mentre io guardo la tua pace, dorme
quello spirito guerrier ch'entro mi rugge.
La parola-chiave è certamente “sera”, presente nel titolo e nella chiusa metaforica che rappresenta la morte, che è anche il tema di fondo del sonetto foscoliano.
Facciamo qualche altro esempio, per comprendere appieno la funzione svolta dall’incipit, che racchiude, di norma, la parola-chiave.

Il verso

Sempre caro mi fu quest’ermo colle

segnala la “consuetudine” dell’io-lirico con la realtà quotidiana (il colle), che rappresenterà il “limite” dal quale nascerà la stupenda avventura mentale del celebre Infinito leopardiano.
Così anche il fulmineo incipit del Cinque maggio manzoniano

Ei fu. Siccome immobile

enuncia immediatamente il “tema” della sentita ode, dedicata a Napoleone.


A CURA DI TARANTELLI SARA 3F







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